IL RACCONTO
Vanity Fair racconta Tavolo Unico come un ristorante-museo costruito attorno alla meraviglia: cucina, arte, musica e cultura convivono in un’esperienza pensata per sorprendere gli ospiti. L’articolo ripercorre la visione di Massimiliano Babila Cagelli e il trasferimento nella nuova sede di Busto Arsizio, distribuita su tre livelli e arricchita da 563 opere d’arte.
Ampio spazio è dedicato alle sale private, ciascuna con un solo tavolo, e alla relazione tra le opere e l’ospitalità: dalla Sala Ritratti a Romeo & Giulietta, dalla Stanza dei Samurai a Free as bird, fino a Incanto, Libribianchi e Masterpiece. La mise en place, con calici soffiati a mano e posate storiche, viene descritta come parte integrante del racconto.
L’articolo entra anche nella cucina: materia prima, essenzialità, equilibrio e piatti capaci di dialogare con l’arte. Tra i simboli citati compaiono lo spaghetto al pomodoro con il pomodoro incorporato nell’impasto e il cacciucco al nero di seppia, insieme ai diversi percorsi degustazione e alla cantina legata al mondo dell’arte.
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